Usul, il vecchio
dicembre 14th, 2011 § Lascia un commento
Il giovane vide i riflessi rossastri insanguinare le dune più a sinistra della sua direzione, deviò leggermente e qualche tempo dopo vide il fuoco. Una figura indistinguibile vi stava chinata sopra. Si avvicinò in silenzio, le membra indolenzite dal lungo cammino, la gola polverosa. Il vecchio non si voltò, ma dal lieve irrigidirsi delle sue spalle capì che l’aveva sentito.
“Vieni a sederti. Sarai stanco.” Disse. La sua voce rotolò nell’immenso silenzio che impregnava le cose. Trasalì, sorpreso di tanta indifferenza, gli parve quasi che lo stesse aspettando, come se avesse sempre saputo che stava per arrivare. Compì un piccolo semicerchio, gettò in terra lo zaino di montone ormai vuoto e si sedette. Il vecchio neppure alzò la testa e continuò a riempire la piccola pipa che teneva fra le mani.
“Sei arrivato giusto in tempo per accenderla” disse porgendogliela, togliendo ad un tempo uno stecco incandescente dalle braci. Mentre la prendeva il giovane notò le mani brune e vizze e tirando le prime boccate, vide che i suoi occhi neri e penetranti lo stavano fissando attraverso le volute del fumo; inspirò con forza e trattenne il respiro finché non sentì il calore entrargli nel sangue.
“Avrai sete”. Disse il vecchio alzandosi in maniera quasi solenne, recandosi alla pozza lì accanto da dove gli ritornò una ciotola d’acqua. Il giovane la prese passandogli la pipa e mentre beveva avidamente lavando la polvere dalla gola, lo guardò tirare con gli occhi socchiusi. “Sei tu Usul, il vecchio saggio?” Gli chiese sentendo la sua voce gorgogliare insicura. “Hai visto qualcun altro nei pressi per cui dubitarne?”. Fu la risposta. “Sei forse venuto fin qui per chiedermi chi sono?”. Aggiunse.
Il giovane si sentiva stranamente calmo e tranquillo, dolce. Immaginò fosse l’effetto del fumo. “Sono venuto perché tu mi indichi la via”. Disse, ricordando gli innumerevoli giorni di ricerca e il faticoso errare, chiedendo ai pastori di Colui-che-parlava-con-la-Luna, del vecchio che da tempo immemorabile vagava nel deserto. Lui lo fissò in silenzio, non gli chiese nulla, ma sentiva che il suo sguardo leggeva dentro il suo animo, captava le sue sensazioni, trovava le mille domande e dubbi che l’avevano spinto fin laggiù.
Poi, dopo un tempo imprecisabile, il vecchio parlò. Parlò di casa, di terre lontane e mari in tempesta. Parlò di famiglia, di figli, di amicizie sincere e di altre infide, di ricchezze e povertà, di emozioni, di odi e amori, di caldi corpi di donna e fredde solitudini, di immensi dolori, di esaltanti gioie. Il suo era un racconto. La storia di una vita, la storia della sua vita.
Improvvisamente tacque e si mise ad attizzare il fuoco. Il giovane lo guardò, confuso. Non aveva ancora avuto risposta. E non voleva adirarlo chiedendo di nuovo. Poi, memore delle fatiche per giungere fin lì, vinse il timore, si decise e domandò. “Allora dimmi, tu che hai avuto tutto questo, perché sei venuto quaggiù, oltre il grande Sietch e i palmeti dell’ovest, cosa mai ti ha spinto in queste terre desolate?” Neanche aveva finito di pronunciarle che sentì il peso delle sue stupide parole schiacciargli il cuore, e il silenzio che ne seguì sembrò ancor più cupo al secco crepitio della legna che ardeva.
Il vecchio lo fissò a lungo, i suoi occhi brillavano, infine si mosse, svuotò la pipa e la ripose in una sacca, radunando le sue poche cose. Il giovane capì che il colloquio era finito e si alzò. Lungo il profilo delle dune il cielo si stava schiarendo di rosa. Si sentiva ancora più confuso di quando era arrivato e la voce del vecchio lo colpì per il suo tono frizzante e deciso appena velato da benevola tolleranza. “Il cammino che ci attende è lungo e difficile, meglio affrettarci”.
Assorto, rimase immobile a guardarlo mentre spegneva il fuoco scalciandovi sopra sabbia e ancora mentre si chinava a riempire gli otri di acqua. Quel gesto gli fece capire di aver avuto la risposta che aspettava da tanto, troppo tempo. Raccolse lo zaino e un otre d’acqua e si girò verso la direzione da cui era venuto guardando l’orizzonte. Sulla sabbia vellutata le sue tracce erano scomparse, il dolce vento della notte aveva già cancellato le sue orme e sarebbe stato impossibile rifare lo stesso percorso in mezzo a quel mare vivo e ondulante, ma questo non lo spaventò. Adesso non più.
Si girò e vide il vecchio alle sue spalle, le rughe del viso distese nell’unico sorriso, gli occhi fiammeggianti. “Andiamo” disse, e scivolarono leggeri sulla sabbia danzante.