Porci coi pedali

ottobre 22nd, 2011 § Lascia un commento

Ieri sera, chiudendo la porcilaia, mi sono accorto con costernazione che mancava uno dei miei preziosi animali, un roseo porcellotto dal carattere piuttosto vispo. Preoccupato, mi sono attardato a ripulire i truogoli, con la speranza di vederlo tornare, non sapendo dove andare a cercarlo. Fortunatamente di lì a poco l’ho visto arrivare, trafelato e con una luce di terrore negli occhi, il pelo rizzato dallo spavento, il codino a turacciolo innaturalmente dritto …ma la cosa più strana era che si stava trascinando appresso una bici a “zampa”.

Alle mie ansiose, ma anche stizzite domande, perchè mica é facile pensare che un porcello scappi in bicicletta, mi ha risposto così: ”Vedi Porcaro, io sono come tu sai un suino abbastanza informato ed ho quindi saputo degli investimenti e degli sforzi che l’amministrazione comunale ha fatto in questi anni per costruire, ammodernare e potenziare le piste ciclabili, sicuramente a discapito degli agiati possessori di mezzi motorizzati, smaccati simboli di status sociale, tanto rumorosi ed inquinanti quanto prepotentemente classisti, nel malcelato intento di favorire furbescamente la classe meno abbiente che, com’é risaputo, é da sempre il maggior serbatoio di voti. Così, avendo deciso di andare da Mayala, quella deliziosa porcellina un pò troia che abita dall’altra parte della città, mi son detto: ci vado in bici, mi sparo le mitiche piste ciclabili così sono tranquillo e faccio prima che col Porcobus. Non l’avessi mai fatto! Ad ogni pedalata ho visto la morte. Mai ho avuto tanta paura, neppure nei miei incubi peggiori quando già mi vedevo appeso a ganci nella vetrina di un salumaio, trasformato in salsicce e cotechini».

Fui costretto a interrompere questo flusso logorroico del linguacciuto porcello per dirgli: «Scusa un attimo, ma perché non hai circolato nelle piste ciclabili? Ne hanno giusto costruite di nuovissime!» Non mi lasciò finire: «Piste ciclabili? Ma di quali piste ciclabili stai cianciando Porcaro bello? A parte quelle di Viale Roma, praticamente inutilizzate perché solo ad un folle verrebbe in mente di avventurarvisi in bicicletta perché ad ogni incrocio si rischia di essere travolti, gli altri tratti sono praticamente impercorribili, tranne che nella mente contorta e onubliata dei progettisti. Troppo stretti e disagevoli, incompleti, mal asfaltati e celano insidie di ogni tipo. Progettati con colpevole approssimazione, senza la minima praticità, senza intelligenza logistica. Ti costringono, se vuoi arrivare da qualche parte pedalando, ad infrangere un numero incalcolabile di regole del Codice Stradale, viaggiare contromano, sui marciapiedi, sotto i portici e dentro i parcheggi dove spesso e volentieri si rimane intrappolati dalle transenne. Tentando un attraversamento urbano ho rischiato innumerevoli frontali con altri ciclisti, sono stato scartavetrato dalle portiere di automobilisti inferociti dalle interminabili code, incazzati perché in bici si passa e in macchina no, sbeffeggiato e affumicato da centinaia di irriverenti motorini strombazzanti, spostato lateralmente dalle onde d’urto di ciclopici TIR rombanti che nel sorpassarmi, per ripicca di dover fare questa scomoda manovra, ti asfissiano con la mefitica nuvola nera degli scarichi,  per pochi millimetri non sono stato smerigliato da bus troppo larghi per le nostre viuzze, vituperato da pedoni imbufaliti perché sui marciapiedi non si passa per colpa dei ciclisti maleducati e, dulcis in fundo, mi sono pure cuccato sul grugno una multa perché non trillava il campanello arrugginito, anche se, a memoria di porco, non s’è mai saputo che qualcuno lo abbia usato. L’unico luogo dove si può andare senza pericolo di lasciarci la cotenna é in Piazza, ma lì si é sempre circolato tranquillamente anche prima che fossero costruite queste, cosiddette, piste ciclabili».

Dovetti ancora una volta interrompere il maiale, annotando mentalmente il nome della razza. Avrei evitato di acquistarne altri simili, troppo linguacciuti. «Insomma ho capito, da quello che hai detto pare che andare in bici in città sia un un calvario. Di più, un vero inferno. Quasi un’istigazione al suicidio». «Proprio così – m’interruppe il porcello -, tant’é vero che passando accanto al macello sono stato tentato di entrare ed immolarmi sul ceppo, martire e monito per le generazioni suine a venire. Sono rimasto talmente traumatizzato che ho rinunciato alla mia scappatella sessuale (tanto sarebbe stata una porcata!) e ho deciso di tornare, ma non é stato facile. Solo facendo gimkane da circo e slalom alla Tomba (Dio che cognome raggelante per noi porcelli!) sono riuscito a portare a casa la cotica, senza sbattere il musotto, ma con diverse escoriazioni agli zamponi e l’ appiattimento del culatello. Mai più. Accidenti a me che credo ancora agli uomini! Sulla via del ritorno, angosciato, mi sono chiesto: ma allora tutti questi smembramenti delle strade sono serviti solo a penalizzare gli automobilisti visto che in bicicletta si girava meglio prima! Almeno avessero favorito loro, macché! Proprio l’esatto contrario, mah!».

Mentre finiva di grufolare il suo racconto, il maialino entrava zompettando nel recinto melmoso salutato festosamente dalla sue porcelline e, inchiavardando il catenaccio, m’é venuto naturale pensare che effettivamente tutti quei quattrini spesi in fine sono serviti, oltre che aumentare il fatturato delle multe per divieto di sosta, ad acuire malcontento e disagio. Nessuna delle parti interessate, automobilisti, ciclisti o pedoni, ovvero i cittadini ne hanno avuto beneficio. Certo che sarebbe bello svegliarsi un mattino e vedere che lassù, nei piani alti, hanno deciso finalmente di favorire o gli uni o gli altri, con opere mirate e intelligenti e regole chiare e semplici. Prima o poi dovranno pur decidersi, non potranno continuare in eterno a spruzzare il diavolo con l’acqua santa!

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