Pelo e contropelo

agosto 9th, 2011 § Lascia un commento

«Buongiorno, come stai?».
«Di merda!».
«Tanto per cambiare! Perché mai poi, mangiato pesante?».
«No, no. E’ che adesso invece di farmi la barba dovrei scrivere subito qualcosa».
«Perché adesso?».
«Perché al mattino dovrei scrivere appena sveglio, i pensieri schizzano fuori da soli come pus da un foruncolo maturo».
«Già, mentre quelli che non cristallizzi evaporano subito. Tu cosa fai per richiamarli, bevi?».
«No».
«Uhm, è un problema. Allora come fai a scrivere, cosa racconti?».
«Racconto cazzate. Quelle che mi vengono per prime».
«Tanti scrivono cazzate, perché dovrebbero leggere le tue?».
«Perché non si capisce cosa significano».
«Che vuol dire?».
«Vuol dire che la gente legge quello che non capisce, perché quello che capisce lo sa già di suo e non perde tempo a leggere stronzate che già conosce».
«Che merda di ragionamento sarebbe, ti sei bevuto il cervello? Vorresti dire che la gente spende quattrini per comprare libri e non capire un cazzo di quello che legge?».
«Esatto, la stragrande maggioranza fa questo».
«Non ci credo, adesso sono tutti tanto deficienti da non capire quello che uno stronzo di scrittore vuol dire».
«Ma è chiaro che c’è chi potrebbe capire, però questi non leggono”.
«Ma dai, non dire scemenze, per quale motivo non lo fanno?».
«Perché fanno cose molto più interessanti».
«Sarebbe a dire?».
«Vivono».
«Ah, allora tutti quelli che hanno riempito le librerie di capolavori l’avrebbero fatto per un mondo di deficienti?».
«Capolavori? Cazzate. Chi ha iniziato a scrivere pensando di creare un capolavoro è un pazzo. Chi decide che la tal opera è un capolavoro è un pazzo e anche stronzo».
«Però è quasi sempre il consenso del pubblico a decretare se si tratta di un capolavoro».
«Il pubblico è pilotato, fosse lasciato solo neanche saprebbe cosa leggere».
«Allora perché gli scrittori scrivono?».
«Scrivono per ammazzare il tempo, perché incapaci di fare altro nella vita. Così pensano di essere vivi e non di essere capitati qua per sbaglio».
«Non credo che tutti gli scrittori siano degli incapaci».
«No, ci sono anche quelli bravi, di solito ubriaconi o drogati. Rottami umani, rifiuti della società».
«Già la teoria che solo nella sofferenza vi sia l’arte. Non ti sembra un po’ desueta? Mi risulta che ci siano ben altre categorie di scrittori…»
«Bè c’è chi scrive per mangiare. Lo fa di mestiere. Ma quelli non sono scrittori».
«Ah no? E cosa sarebbero?».
«Comune manovalanza. Facchini della penna. Mestieranti insomma. Gente che usa tecniche, nuove tecnologie, squallidi trucchetti. A leggerli ti sembrano dei fenomeni, invece giocano sporco. E’ così in tutti i settori della vita. In questo nostro sistema chi diventa celebre o riesce a far quattrini, ma tanti quattrini, significa che ha barato, che ha fregato mezzo mondo».
«Come sarebbe?”.
«Sarebbe che ha frodato, perché onestamente i quattrini non si fanno. In questo sistema è impossibile. Bisogna rubare, fare qualche culo. O leccarlo».
«Ma dai, tu allora?».
«Io cosa?».
«Tu stai scrivendo».
«Sì, ma io i quattrini mica li faccio. Li ho sempre solo spesi. Scrivo per hobby».
«Allora come hai fatto?».
«A far che?».
«Ad arrivare fin qui a questo livello. Vivi bene no?».
«Dipende cosa intendi per bene. Sopravvivo, niente di più».
«Ma dai insomma, non te la passi male, hai casa, cambi spesso macchina, viaggi molto, le donne non ti mancano…».
«Piano piano, troppa grazia. Sono tutte cose che capitano».
«Che significa capitano?».
«Vivendo, nel tentativo di sopravvivere te le ritrovi lì. Ma i soldi, quelli veri, sono tutta un’altra storia».
«In che senso?».
«Sei gnocco eh? Nel senso che ti ho già detto prima. Lavorando onestamente, il che vuol dire faticare per fabbricare o commerciare qualcosa, o spaccarsi il petto con la terra, non diventerai mai ricco. Scordatelo!».
«Perché secondo te è così importante esserlo?».
«Che razza di domanda stronza è questa? I soldi servono per vivere, più ce n’è più si vive bene. Coi soldi puoi comprare quello che vuoi. Una casa, una fuoriserie, un Dupont d’oro, una mountain bike in carbonio, puoi mangiare tartufo tutti i giorni e scopare una figa tutte le sere. Se ce la fai con l’uccello. Puoi anche ruttare e scoreggiarle in faccia che lei non fa una piega, se hai tanti soldi».
«Niente famiglia, matrimonio, figli o cose del genere?».
« Certo che sì, se vuoi impiccarti, padronissimo di farlo. Lo vuoi capire che coi soldi puoi fare il cazzo che ti pare?».
«Allora tutti gli altri, quelli che si sposano facendo il mutuo sono dei coglioni?».
«No. Dei poveri infelici candidati al suicidio”.
«Ma dai, non è una cosa così tragica! Anche la famiglia e i figli sono un valore. La molla che ha fatto girare la ruota finora…».
Al materializzarsi di quest’ultima immagine non ce la feci più e aprii al massimo il rubinetto dell’acqua calda.
Era ancora piuttosto freddo e il vapore annebbiò in pochi secondi lo specchio del bagno offuscando fino a far sparire quella faccia da imbecille col bilama in mano che mi aveva sottoposto a questa specie di fottutissimo terzo grado al mattino appena sveglio.
Mi sciacquai i residui di schiuma e mi asciugai con leggeri colpetti della tovaglia.
Serrai bene il rubinetto, con quello che costa il gas meglio evitare gli sprechi.
Chiusi la porta del bagno e entrai nello studio, mi sedetti e pigiai il tastino On del computer.
Appoggiai le dita alla tastiera, un’altra giornata inutile stava per cominciare.

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